“Anima Alpina”, la guerra e l’impegno per raccontare le Penne nere ai giovani

Fonte: ilmattinodiPadova

 

Uno scambio di lettere, una storia d’amore, la guerra mondiale e un territorio che di recente è diventato Patrimonio dell’Umanità. Il docu-film “Anima Alpina” è questo e molto altro. Presentato in anteprima a Valdobbiadene, nasce dal desiderio di raccontare vicende storiche che hanno segnato profondamene una terra e i suoi abitanti, sottolineando, nel solco della memoria, il grande valore umano delle Penne nere: «L’obiettivo del progetto» dice Sebastiano Favero, presidente nazionale dell’Ana «è non dimenticare, perché gli Alpini rappresentano una risorsa per l’Italia, un esempio di coraggio, umanità e impegno solidale; oggi siamo unanimemente riconosciuti come un esercito di pace».

 


Nasce così il primo docu-film dedicato ai “Boce”, il cui titolo è emblematico ed evocativo allo stesso tempo: «Racchiude un messaggio» spiega il regista Alex Cavalcanti «che ruota intorno alla capacità di donarsi».

Un lavoro che ha impegnato Cavalcanti, romano e figlio d’arte (il padre Dario, l’uomo che ha inventato il fotoromanzo, ha lavorato con Totò e Sergio Leone partecipando anche al kolossal “Ben Hur”), per due anni: «Grazie a Giovanni Schievenin, produttore di Prosecco e direttore di produzione del film, ho scoperto un territorio straordinario, dove le vicende legate al primo conflitto sono ancora visibili, dove sono percepibili il sacrificio, la sofferenza, la morte».

Il Monte Grappa, le colline dell’Alta Marca, il Piave, sono allora diventati il set del documentario che ricostruisce, attraverso lo scambio epistolare fra un giovane alpino al fronte (interpretato da Massimiliano Pasetto) e la fidanzata (Serena Corrado), gli anni in cui le truppe di montagna sono state impegnate a difendere i confini italiani. Una ricostruzione scrupolosa, che ha intrecciato fonti storiche e racconti dei nonni, che farà rivivere con il cuore e con la mente il ruolo delle penne nere nella Grande Guerra; si tratta di un omaggio al valore militare e allo spirito patriottico, lo stesso che porta gli Alpini ad esserci sempre per il proprio Paese. E non è un caso se la produzione del docu-film ha deciso di devolvere la metà dei proventi, che deriveranno dalla distribuzione, a Protezione Civile e Ospedale da campo dell’Ana: «Gli Alpini aiutano tutti» afferma Cavalcanti «ci è sembrato giusto contribuire. In questi due anni ho respirato un’aria diversa e non solo perché rispetto a Roma questo è il paradiso, ma soprattutto perché mi sono imbattuto in persone di incredibile umanità che mi hanno trasmesso valori antichi e sempre attuali ai quali i giovani d’oggi dovrebbero riavvicinarsi».

Concetto rafforzato dal presidente Sebastiano Favero: «I nostri ragazzi devono capire che il futuro non è virtuale. Il futuro si sviluppa dal passato, è lì che dimora l’identità. Per questa ragione sono molto contento di questo film, che mette in luce il cuore generoso degli Alpini in un momento per noi importante che coincide con le celebrazioni per il centenario della fondazione dell’Ana». Hanno partecipato alla realizzazione del docu-film: Natalino Meneghin, ricercatore storico e coordinatore del gruppo Rievocatori Battaglione Bassano, Alessandra Sara Vanin (che interpreta la postina), Gianantonio Codemo, direttore del Centro Studi Bassano, Graziano Di Biasi del reparto salmerie e i presidenti delle sezioni Ana di Valdobbiadene, Vittorio Veneto e Monte Grappa. Ma non finisce qui: «Stiamo immaginando» dice il regista «una “Anima Alpina Story”, una serie tv che avvicini i giovani agli Alpini e alla grande storia del nostro Paese».